lunedì 22 settembre 2014

La taverna del buongustaio a Napoli

Via Basilio Puoti, 8
Tel.: 081.551.26.26

In un fine settimana settembrino dal caldo tropicale, decidiamo di celebrare le giornate europee del patrimonio visitando la meravigliosa Certosa di San Martino a Napoli. Oltre alla Tavola strozzi, alla chiesa dai rari marmi policromi, al presepe cuciniello, dal quarto del priore, affacciato sull'antica vigna, è possibile ammirare il centro storico dalla prospettiva migliore.
Il reticolo di cardi e decumani della polis romana si fonde con le successive espansioni della città e facendo attenzione si distinguono edifici e chiese che compongono lo straordinario patrimonio di Napoli. 
Al termine della nostra visita, decidiamo di precipitarci con la funicolare al centro di quel dedalo di strade e vicoli per rifocillarci dopo l'interessante visita mattutina e proseguire nel nostro tour alla riscoperta della città. 



L'idea era di optare per una pizza a portafoglio ma per puro caso ci imbattiamo nella Taverna del buongustaio i cui odori ci ammaliano a tal punto da farci cambiare programma ed accomodarci.


Il locale è piccolo, saranno una 30ina di coperti; i tavoli si condividono con altri commensali per non lasciare alcun posto libero come da tradizione nelle osterie della città; l'arredo è informale, così come il servizio e di odori e profumi si è già detto.


La gestione è familiare: Giusy in sala è la cordialissima figlia di Gaetano, il re della cucina della taverna. Nonostante il menù sia esposto all'ingresso, ascoltiamo con gioiosa contemplazione l'elencazione dei primi piatti. lista che non lasciamo finire perchè a decidere è il piatto di pasta alla genovese ricevuto dalla nostra commensale. E si sa, dove c'è una genovese in menù, per me tutto diventa meno appetibile.



Nell'attesa dei piatti incuriosisce l'esposizione di vignette di Franco Del Vaglio, avventore abituale della taverna del buongustaio, nelle quali tutti i personaggi della cultura popolare partenopea hanno una bella frase per Gaetano.

Totò ovviamente ha un posto di rilievo e con una delle sue celebri espressioni avverte che qui sono possibili solo "sedute brevi": si mangia, si beve, un "intrattieno" di pochi istanti e via, per lasciare posto ad altri affamati ospiti tra i quali scopriamo vi è nientepòpòdimeno che Antony Bourdain, cuoco e giornalista che nella sua rubrica No reservation in modo ironico e competente descrive gli usi ed i costumi dei luoghi visitati.



Dopo averci chiesto se preferivamo il formaggio (sembra proprio di stare a casa) arriva finalmente la nostra genovese; è scura, tirata da diverse ore di cottura, non ci giurerei ma potrebbe essere di cipolle di Tropea o forse tirata con vino; è cremosa, c'è giusto qualche pezzettino di carne a fare capolino tra i mezzanelli cotti perfettamente. 


L'odore è celestiale, gentile quasi per una genovese, la crema -pardon il sugo- è di una densità tale che non fare la scarpetta sarebbe delittuoso, non completerebbe la degustazione del piatto.


Vista la giornata afosa e il fatto che dovremo ancora girare per la città, mi fermerei anche qui ma alla fine per "devozione" prendiamo delle alici fritte che conciamo con i classici sale e pepe.



Approfittiamo della freschezza del locale ancora qualche minuto e finalmente incontriamo Gaetano, di poche parole ma di tanto mestiere. Ci racconta che le ricette che ormai propone da 16 anni nella sua taverna, sono state raccolte in anni di esperienza nei ristoranti della città presso i quali ha fatto tutta la trafila passando anche per la sala. L'occhio di Gaetano è sempre vigile ed ammira intanto la reazione di un gruppo di francesi che hanno ordinato polpette fritte e friarielli, Giusy interviene raccontandoci spassosi episodi capitati con i tanti stranieri che affollano il locale.


Andiamo via ("sedute brevi") prima di essere "accomodati" fuori da Gaetano. 
Il conto per due paste alla genovese, una porzione di alici fritte e 1 acqua grande è di 23 euro (11,5 euro a persona).