sabato 24 maggio 2014

Antica Pizzeria Capasso

Via Porta San Gennaro, 2

Avevamo in programma di andare ad assaggiare una pizza dai Capasso già da qualche tempo e la bella affermazione di voti nel concorso promosso dall'Avpn ci ha ulteriormente stimolati alla visita.
Ci troviamo in un angolo molto suggestivo di Napoli: sotto la porta San Gennaro, la più antica della città (risalente all'anno 928, è in questa collocazione dal 1537), con la Vergine S.Gennaro e S.Francesco Saverio affrescati da Mattia Preti a vegliare sulla moltitudine di persone che la attraversa ogni giorno. 



Al nostro arrivo c'è una famigliola giapponese ad uno dei tavoli esterni; Gianni Capasso, che ci accoglie con grande gentilezza,  ci confermerà che i turisti sono tra gli avventori più entusiasti della pizzeria di famiglia che si affiancano alla clientela degli affezionati.

La storia di famiglia è ricca e articolata. La tradizione è addirittura anteriore al 1900, anno in cui la nonna Adele Lieto aprì con il giovane marito Giovanni Capasso, sino ad allora materassaio il  locale di Porta San Gennaro. Infatti i Lieto nel Vasto sfornavano pizze già nel 1847 ed è dunque una tra le famiglie più antiche in città dedite all'arte della pizza. Tre degli otto figli di Giovanni e Adele si dedicarono all'arte dei nonni, ma uno di questi, Giuseppe (diventato Cafasso per un errore dell'anagrafe), come capita nelle dinastie pizzaiole decise di aprire un locale tutto suo a Fuorigrotta.

Lo stemma di famiglia e l'anno di nascita della dinastia che fa bella mostra di se sul forno
Il locale è classico, anzi addirittura importante. Gianni ci racconta che avrebbero voluto spostare i bei portali marmorei al piano superiore per rinnovare l'interno, ma è stato bloccato dalla soprintendenza che reputa l'antica pizzeria di interesse storico. Lo testimonia anche la sfilza di volti noti dello spettacolo che hanno mangiato tra queste mura da Totò ai fratelli Taranto, da Marcello Mastroianni a Catherine Deneuve.

Anche il menù sottolinea l'indissolubile legame tra la tradizione e i Capasso. Pizze classiche e rivisitate, tutte realizzate con prodotti stagionali locali di buona fattura; con mia sorpresa apprendo che il locale è anche ristorante con cucina anch'essa incentrata sui piatti della tradizione napoletana e sul pesce (assaggeremo in futuro i menù di terra da 8 euro e di mare da 15 euro). Scegliamo come d'uopo margherita e Nastro Azzurro.


La pizza si presenta grande, con un cornicione non molto pronunciato, assente di grandi bolle ed una parte centrale ben ricoperta dagli ingredienti molto profumati. La cottura è ottima, spicca tra gli altri l'odore di pane e di fior di latte ( i Capasso usano latticini di Giovanni Starace da Vico Equense). All'assaggio la pizza evoca le grandi margherite di una volta, quelle che si mangiavano in tutto il centro storico e che oggi sono un pò più difficili da gustare. Il pomodoro è eccellente e si armonizza bene con gli altri ingredienti, la cifra più evidente è la poca sapidità che ricordo di avere ritrovato anche da Cafasso a Fuorigrotta.

Tra un boccone e l'altro abbiamo anche il piacere di conoscere Vincenzo, la 6° generazione dei Capasso pizzaioli, un giovane dinamico e ricco di idee ma solidamente ancorato ai valori familiari della semplicità e della umiltà. Ci racconta dell'orgoglio di essere considerati tra le 5 migliori pizzerie cittadine ( e dunque del mondo), del piccolo momento di festa con nonno Vincenzo una volta ricevuta la notizia e dei nuovi menù che a breve saranno disponibili. Certamente grazie a Vincenzo ci sarà uno scatto in avanti nella proposta di Capasso.

Con Vincenzo e Gianni Capasso
Chiudiamo con il grande assente: don Vincenzo. Dall'alto dei suoi 86 anni, il decano dei pizzaioli napoletani frequenta il locale solo la mattina  preparando (o sovraintendendo alla preparazione) l'impasto. L'uomo che insistette per aggiungere la parola Verace all'atto della costituzione della Associazione Pizza Napoletana e che ha visto passare nel suo locale tante celebrità è diventato anch'egli una star del grande schermo interpretando Don Raffaè nel film "Passione" di John Turturro a 82 anni suonati. Tocca fare una scappata una di queste mattine per pizzetta a portafoglio all'ombra della Vergine di San Gennaro.