sabato 11 ottobre 2014

I pomodori campani meno conosciuti

Continua il percorso di scoperta dei pomodori campani, un piccolo viaggio tra le varietà meno conosciute che farà venire l'acquolina in bocca agli amanti del pane con la pummarola schiattata!

Il pomodoro cannellino flegreo.
Coltivato già nell'800, il cannellino flegreo beneficia, come i suoi cugini più conosciuti piennolo, san marzano e corbarino del suolo vulcanico e della lunga esposizione al sole.
Tutto il ciclo produttivo di questo pomodorino è completamente manuale; le piante crescono appoggiate a fili tesi tra canne piantate in terra, seminate all'inizio della primavera, regalano i frutti tra Luglio ed Agosto.


E' sorprendente l'intensità del colore verde quando il pomodoro è ancora acerbo che si tramuta lentamente in un bel rosso vivace alla maturazione. I frutti sono ovali, senza pizzo, ricchi di semi e particolarmente dolci.

Il pomodorino di Rofrano
Rofrano è un bel paesino salernitano, noto soprattutto per la castagna che in questo periodo allieta la tavola dei buongustai. E' qualche anno che si parla di quest'altra specialità locale, pare coltivata negli orti familiari da appena tre generazioni. E' poco conosciuta ed ancora non ho avuto il piacere di assaggiarla, né si trovano foto in giro che certamente la ritraggono. Un ristoratore mi ha detto che ha un frutto come il San Marzano, di un rosso meno intenso ed oggi è usato prevalentemente per cucinare pietanze a base di pesce. Ricercherò....

Il pomodorino giallo
L'unico vero pomo d'oro, il colore che ha dato il nome comune alla prelibatezza che tutti conosciamo. Questo tipo di ortaggio oggi è detto o' spunzillo o pomodorino giallo del Piennolo detto anche oppure a pummarulella 'e mazzo. 
Giallo vivace, di buccia spessa e polpa soda, ha un sapore persistente e dolce. Le sue caratteristiche lo rendono ricco, sano e sostanzioso, con un gusto eccezionale e un contenuto di vitamine tre volte superiore agli altri pomodori. 


Dobbiamo tutti ringraziare i monaci camaldolesi di Nola che lo hanno custodito e coltivato per tramandarlo a noi come un vero tesoro. I religiosi avevano l'abitudine di accompagnarlo con un pane di mais (o' scagnozzo), mentre oggi, come il suo cugino in rosso, è usato per salse e piatti di pesce.

Il pomodorino seccagno di Gesualdo
Non poteva mancare l'Irpinia in questa nostra piccola scorribanda, con la varietà campana del pomodoro seccagno o siccagno. A Gesualdo i nostri, vengono da sempre coltivati in piena terra e senza irrigazione da qui l'originale nome che si ripete un pò in tutto il sud Italia. I frutti sono di un bel rosso intenso, quadrati, dalla bella consistenza e di buon sapore. E' difficile trovarne in giro perché quasi tutto è destinato alla produzione di sugo artigianale per l'autoconsumo.



Il pomodorino spuniello di Agerola
E' il pomodoro del piennolo dei monti Lattari. Anche qui arrivano gli effetti benefici del Vesuvio ma l'altitudine e la vicinanza del mare ci regalano una varietà differente dal pomodorino vesuviano, certificata fin dal XIX secolo. E' coltivato con l'ausilio di pali di legno e fil di ferro per evitare che le bacche tocchino terra e possano beneficiare delle lunghe ore di insolazione. 

Il colore è rosso fuoco (la tradizione vuole sia il fuoco del vulcano), i frutti sono tondi, sodi, con il classico pizzo; vengono tradizionalmente raccolti in piena estate e lasciati a maturare in piennoli che possono arrivare tranquillamente alla primavera successiva. E' usato per tutti i piatti classici della tradizione napoletana.